Miti, Simboli e Archetipi

La Mitologia Greca

La Mitologia si occupa dello studio e dell'interpretazione del mito; il termine "mitologia" (dal greco mythos e logein, "discorrere razionalmente del racconto poetico") indica anche il corpus dei miti che costituisce il patrimonio di una determinata cultura.

Il mito è un fenomeno culturale complesso, che può essere esaminato da prospettive differenti; generalmente è costituito dall'insieme di narrazioni orali o letterarie e da rappresentazioni figurative o drammatiche, incentrate sulle vicende di alcuni personaggi e situate al di fuori del tempo storico. Il corpo del mito è formato dall'intersecarsi e dal comporsi di tali vicende, che sono generalmente diverse in ogni narrazione o rappresentazione.

Il mito non interpreta la realtà né la descrive ma, piuttosto, la rappresenta e, attraverso le caratteristiche tipiche (o, secondo alcuni studiosi, simboliche) delle figure che in esso agiscono e degli elementi narrativi che lo compongono, la rende riconoscibile alla comunità che condivide il racconto.

In tal modo il corpo mitologico non solo diventa patrimonio comune del gruppo, cui richiama immediatamente il complesso dei codici sociali cui fa riferimento, ma arriva spesso a comprendere la rappresentazione degli elementi fondamentali della cultura cui appartiene, e contribuisce a sua volta a conservarli vivi nelle coscienze e attivi nello sviluppo ulteriore della cultura stessa.

 

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Da Mileto ad Aristotele

La scuola ionica o scuola di Mileto impostò per prima la ricerca dell'arché, ossia del principio primo di tutte le cose, avviando un'indagine che si emancipò via via da elementi mitici e che diede origine a un primo tentativo di spiegazione della realtà, intesa globalmente come "natura" (physis), in termini razionali.

Talete di Mileto identificò nell'acqua (intesa anche come elemento umido) il principio originario della natura; una concezione più elaborata fu quella di Anassimandro, secondo il quale il principio è una sostanza eterna e infinita (ápeiron) che si trasforma incessantemente originando tutte le cose.

A proposito della ricerca di questi pensatori, fra i quali si deve ricordare anche Anassimene, si è parlato di "naturalismo ionico", in quanto essi tentarono di ricondurre tutti i fenomeni a un principio naturale, senza postulare l'esistenza di entità divine.

Nel V secolo a.C., ai naturalisti si riallacceranno Empedocle di Agrigento, che teorizzò la dottrina dei quattro elementi o "radici" dell'essere: la terra, l'acqua, l'aria, il fuoco; Anassagora di Clazomene, che ipotizzò l'esistenza di "semi" di tutte le cose, infiniti e infinitamente divisibili; questi, secondo Anassagora, sarebbero combinati da una mente divina, il nous; Democrito di Abdera, che identificò i principi della realtà negli atomi, concepiti come i minimi punti di consistenza della materia, infiniti di numero e indivisibili.

Questi filosofi furono anche denominati "fisici pluralisti", che diversamente dai filosofi monisti, della scuola ionica, ricondussero il reale a una pluralità di principi primi.

Un tratto innovativo si può individuare nella riflessione di Eraclito di Efeso, vissuto in Asia Minore intorno al VI secolo a.C.

Egli ricercò il principio di tutte le cose nella ragione o logos, la cui apparizione sensibile è il fuoco (inteso come continuo mutamento).

Secondo Eraclito il mondo intero è coinvolto in un perenne divenire contraddistinto da una lotta fra opposti primordiali, tale per cui "Pólemos (la guerra) è padre di tutte le cose, di tutte re".

Fra il VI secolo e la prima metà del V secolo a.C., nelle città greche dell'Italia meridionale, si sviluppano altre scuole filosofiche:

Pitagora fonda a Crotone una scuola che eredita elementi religiosi di origine orfica (come la dottrina della trasmigrazione delle anime), ma si distingue per la dottrina secondo cui tutte le cose e tutte le relazioni fra di esse sono riconducibili ai numeri o a determinazioni aritmetico-geometriche.

Parmenide è l'iniziatore della scuola di Elea, egli contrappone al movimento e all'apparenza delle molteplici e illusorie cose sensibili, l'esistenza dell'unico essere, eterno, ingenerato e imperituro.

Dal suo insegnamento avrebbe preso le mosse la riflessione di Zenone, che è di capitale importanza per le origini delle tecniche di argomentazione logica.

Nel V secolo a.C., ad Atene, si afferma la sofistica.

Con Protagora e Gorgia la filosofia sembra abbandonare i temi prevalentemente naturalistici o cosmologici delle ricerche precedenti, per rivolgersi a un'analisi del linguaggio e dei valori morali dell'uomo.

Prevale peraltro, nella sofistica, un atteggiamento relativistico, che mette in discussione l'esistenza di verità assolute, dal momento che l'uomo, come diceva Protagora, "è la misura di tutte le cose": l'uomo, cioè, può conoscere solo gli oggetti che rientrano nel campo della sua percezione e della sua azione, valutandoli a seconda delle prospettive di cui è di volta in volta portatore.

Al relativismo dei sofisti si oppose energicamente l'insegnamento di Socrate.

Egli condivideva l'interesse dei sofisti per il problema dell'uomo, ma lo finalizzò alla ricerca del significato universale dei valori morali e della virtù, intesa essenzialmente come "scienza del bene e del male".

All'abilità retorica dei sofisti Socrate opponeva il metodo di ricerca della dialettica: per ogni asserzione, il filosofo poneva una serie di domande tese a verificarla e articolarla, esaminandone le conseguenze e scoprendone la coerenza o le contraddizioni interne.

Il pensiero greco giunse a piena fioritura con le filosofie di Platone e di Aristotele: il primo fu discepolo di Socrate, il secondo studiò per circa vent'anni presso l'accademia platonica.

Platone organizzò le dottrine di Socrate in un complesso sistema, che innestava il progetto di una riforma politica dello stato in una concezione complessiva del sapere e della realtà.

Nella sua teoria delle idee, Platone sostenne che le cose del mondo reale, oggetto dell'opinione, sono solo ombre di forme eterne e immutabili, le idee appunto, che possono essere oggetto di una conoscenza certa.

La teoria delle idee implica una teoria della conoscenza per la quale la percezione sensoriale si riferisce a oggetti sensibili e mutevoli, mentre la scienza deve riguardare solo oggetti immutabili e universali.

All'opposto, secondo Aristotele, anziché riflettere l'articolazione delle idee la scienza si avvale di concetti che esprimono gli aspetti universali (le specie, i generi, le categorie) delle singole realtà sensibili.

Pertanto la conoscenza non si riferisce più a idee separate dalle cose, ma alle sostanze sensibili, le quali consistono di una forma, che ne costituisce l'essenza, e di una materia (unione di forma e materia = sinolo).

Descrivendo l'universo materiale, Aristotele riprese i quattro elementi empedoclei, aggiungendovi un quinto elemento, la "quinta essenza", l'unico costituente dei corpi celesti posti "sopra" il cielo della luna.